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Esce oggi in anteprima per FREE CLUB FACTORY il videoclip di Sento di Fabio Mancini

Il videoclip di Sento in anteprima per FREE CLUB FACTORY.

Sento” è il nuovo singolo del cantautore Fabio Mancini interamente prodotto da Free Club Factory. Il singolo è all’interno dell’ultimo EP “Il mondo visto a testa in giù” in uscita venerdì 24 Aprile 2020 su tutte le piattaforme digitali. Il brano è stato scritto con l’intento di denunciare tutta una serie di problematiche sociali che affliggono la civiltà dell’era moderna, tra cui violenza sulle donne, corruzione, associazioni mafiose, conflitti bellici, interessi economici e propaganda. Nel videoclip realizzato da Leonardo Angelucci e Matteo Troiani, si evidenzia il duro confronto fra il bene il male, in un immaginario dialogo fra la coscienza e la colpa. Fabio Mancini interpreta il Doctor Listen, pseudo-psicologo disposto ad accogliere la confessione di un criminale, interpretato dallo stesso Mancini, che nella solitudine della sua cella alterna monotone azioni quotidiane a incubi intrisi di rimorsi. Alla fine del video, rigorosamente girato in bianco e nero e in un’unica location, il carcerato avrà espiato le sue malefatte?

• CREDITS •

Per la realizzazione del brano si ringraziano:

Leonardo Angelucci (Musiche, Produzione, Missaggio e Mastering)

Tommaso Guerrieri (Batterie)

Per la realizzazione del videoclip si ringraziano:

Free Club Factory (Produzione)

Leonardo Angelucci (Regia, Montaggio e Color)

Matteo Troiani (Riprese e Regia)

Silvia Lo Savio (Make up & Backstage)

• CONTATTI •

SITO WEB | https://fabiomancini.it

FACEBOOK | http://www.facebook.com/fabiorealmusic

INSTAGRAM | https://instagram.com/fabiomancinioff…

MGMT | LABEL | https://freeclubfactory.it

BOOKING | Free Club Factory

PRESS | Free Club Factory

SENTO – TESTO •

Sento parlare di guerre e di carità

Sento volare ali d’immensità

Sento il volere di donne e sincerità

Sento il potere di infami, pubblicità

Sento di sogni storie di fantasia

Sento l’amore che c’è poi vola via

Vedo I giardini senza più dolce età

Donne picchiate da bestie in libertà

Vorrei sentire, la mia serenità

Pace di gente che poi si abbraccerà

Venti d’inverno pieni di musica

Anche se il mondo buio sarà

Sento i parlare i politici di economia

Sento di medici e di eresia

Sento poi giudici e cene di mafia

A piede libero in questa società

Vorrei sentire, la mia serenità

Pace di gente che poi si abbraccerà

Venti d’inverno pieni di musica

Anche se il mondo buio sarà

Vorrei sentire, la mia serenità

Pace di gente che poi si amerà

Venti d’inverno pieni di musica

Anche se il mondo buio sarà

Anche se il mondo buio sarà

Anche se il mondo buio sarà

℗ 2020 Free Club Factory

© 2020 Fabio Mancini, Leonardo Angelucci

Esce oggi “Bentornata malinconia” di Simone Pierotti

Esce il 18 Maggio 2020 per Free Club Factory il nuovo singolo del cantautore romano Simone Pierotti, “Bentornata malinconia”, distribuito da Artist First e promosso da Free Club Factory & MD promotion. Il singolo è stato prodotto, missato e masterizzato da Stefano Nuccetelli presso il Music Up Studio di Roma, con la consulenza artistica di Alberto Longhi. L’uscita del singolo su tutti i digital store è accompagnata da un lyric video sul canale YouTube dell’artista, realizzato interamente dal graphic designer Giuseppe Bravo. Il brano è il secondo singolo di Simone Pierotti, che segue alla pubblicazione di “A cosa serve”, primo singolo uscito il 2 marzo 2020 insieme al videoclip realizzato dal regista Federico Malafronte. Il cantautore e tecnico del suono torna sulla scena musicale pop italiana, dopo diversi anni dalla fine del progetto Chemical, che lo avevano visto protagonista di due uscite discografiche e diverse release di videoclip, con una rinnovata freschezza di testi e una produzione musicale che strizza l’occhio all’it-pop e alla musica indie moderna. “Bentornata malinconia” fa riflettere sulle giornate grigie della nostra quotidianità, rientrando a pieno titolo nella categoria “canzoni tristi degli anni venti”, senza però lasciare l’ascoltatore con l’amaro in bocca, grazie al potente arrangiamento dei ritornelli accompagnati da una sezione di brass dal carattere tipico d’oltreoceano.

Dice l’artista:
“Bentornata malinconia” ha dato il via alla produzione dei miei brani. Nella canzone la malinconia viene paragonata ad un’amica che non si vede da tempo. Il mio obiettivo era quello di scrivere un testo malinconico e abbastanza triste per poi “rallegrarlo” scrivendo un accompagnamento a tratti gioioso. Mi piace definirla una canzone “bipolare” in quanto le strofe più cupe portano a dei ritornelli allegri.

CREDITI
Testo e musica: Simone Pierotti.
Arrangiamento: Simone Pierotti.
Consulenza artistica: Alberto Longhi.
Mix e Master: Stefano Nuccetelli, Music Up.
Etichetta: Free Club Factory
Distributore: Artist First
Lyric video: Giuseppe Bravo
Press: Free Club Factory & MD Promotion

Simone Pierotti

BIOGRAFIA
Simone Pierotti nasce a Roma l’11 giugno 1995. Fin da piccolo coltiva la passione per la musica che poi lo porterà a prendere lezioni di chitarra dall’età di 11 anni. Arrivato agli anni delle superiori fonda il suo primo gruppo i “Chemical” dove prima ha il ruolo di chitarrista e poi diventa cantante e bassista. Con questo gruppo Simone incide due album in studio, il primo chiamato “Fuori di testa” e il secondo “Bella la vita degli altri”. L’esperienza con la band si conclude con l’uscita del videoclip della canzone “Pagliaccio” contenuta nel secondo album. Grazie a questo videoclip Simone conosce Federico Malafronte (regista del video). Dopo la chiusura del progetto Chemical, Simone inizia un periodo di studi in cui si avvicina al mondo della fonia e della produzione audio. Proprio nello stesso corso incontra il cantautore Leonardo Angelucci il quale stava dando vita al suo progetto solista che però necessitava di un chitarrista. Simone entra nella band di Leonardo e ha l’opportunità di suonare su molti palchi del Lazio e d’Italia nonché di registrare parte delle chitarre del secondo album del cantautore sabino “Questo frastuono immenso”. La voglia di fare musica propria e tornare sul palco lo spinge nel 2019 a produrre dei brani nel proprio Home Studio. La produzione delle canzoni viene poi spostata nello studio di registrazione Music Up di Roma. Grazie alla collaborazione col regista Federico Malafronte a gennaio 2020 vengono fatte le riprese del videoclip del primo singolo di Simone intitolato “A cosa serve”. Il videoclip esce il 2 di marzo su YouTube.

TESTO
Non ci si vede da un po’, come va amica mia?
Credevo ormai tu fossi andata via…
E adesso fuori c’è il sole e potrei stare bene,
ma sei tornata e adesso non conviene.
Ho finto di ignorarti, di credere negli altri
E sorridevo a questa vita coi suoi alti e bassi
Ma tu sei nella testa e non so quando passa.
Dai ci vediamo a quella Festa!

Bentornata malinconia
Non ci vediamo da un po’…
Bevi qualcosa oppure scappi via?
Magari lo capirò.

Sai siamo stati insieme ma non stavamo bene

E ad ogni passo mi sembrava sempre di cadere.
Sai ci si abitua ad ogni tua mancanza
Ma non sarò mai pronto a stare solo in questa stanza.
Sei bella come l’ansia che questa notte avanza,
e un po’ mi chiedo come io riuscivo a stare senza…
Bella come il fumo delle sigarette,
chiudo gli occhi, sono le sette.

Bentornata malinconia
Non ci vediamo da un po’…
Bevi qualcosa oppure scappi via?
Magari lo capirò stasera,
guarda là fuori c’è la luna piena.

E poi mi chiedo di noi cosa mai ne sarà…
Le nostre vite divise a metà.
E poi mi chiedo di noi cosa ne resterà,
ma intanto resta qua!

Bentornata malinconia
Non ci vediamo da un po’…
Bevi qualcosa oppure scappi via?
Magari lo capirò stasera,
guarda là fuori c’è la luna piena.
Magari lo capirò stasera,
guarda là fuori c’è la luna piena.

© 2020 Simone Pierotti. Tutti i diritti riservati.

RECENSIONE “Luna, ovvero Nessuno” – L. Angelucci

Recensione di Flavia Antonelli

Una recensione seria (ma originale) di Luna, Ovvero Nessuno, il romanzo d’esordio di Leonardo Angelucci.

Copertina Romanzo di Leonardo Angelucci, intitolato Luna, Ovvero Nessuno

“Quei pensieri furono per un secondo distratti dal grande orologio a muro fuori lo studio che iniziò a suonare a mezzogiorno. Nella fitta rete di ingranaggi interni c’era anche un meccanismo che aggiornava la data corrente e fu in quel momento esatto che Luna capì precisamente “quando” si trovava.”

Vorrei iniziare col dire che leggere un libro, un romanzo, conoscendone l’autore, è sempre una bellissima sensazione. Ciò detto, non voglio rinnovare la presentazione e l’elogio di un artista che non smette di stupire se stesso e il mondo che lo circonda; vorrei piuttosto elencare ciò che il suo primo romanzo non è. O perlomeno, tutto ciò che Luna, Ovvero Nessuno non vuole essere in maniera unica, riduttiva e categorica.

Non è un romanzo di avventura; non è un romanzo di fantascienza; non è un romanzo storico; non è un romanzo d’amore; non è un romanzo di esoterismo. Luna, Ovvero Nessuno è fondamentalmente del tutto disinteressato a racchiudersi in un’etichetta, in un genere che, seppur semplificando la vita agli addetti ai lavori del mondo dell’editoria, non farebbe altro che ridurre ai minimi termini uno scritto che richiede e necessita molto di più.

Il viaggio

Luna, Ovvero Nessuno catapulta in un mondo uguale a quello del lettore, solo con un pizzico di fantasia in più. Cosa sono tempo e spazio? E cosa vuol dire trovare l’amore in questo tempo e in questo spazio? Si può vivere di speranze? Questi e decine di altri dubbi vengono continuamente instillati nel lettore durante il suo viaggio, cioè quello di Luna, la protagonista della storia.

Ciò che traina la trama non è semplicemente l’azione di Luna e dei suoi co-protagonisti, quanto invece l’interminabile susseguirsi di eventi che nulla (o poco) hanno a che fare con la volontà dei personaggi e le loro scelte; forse Leonardo sta suggerendo a tutti noi, ma soprattutto a se stesso, che la decisione d’azione non è tutto e che ci sarà sempre una forza “esoterica”, geografica e temporale a mettere in gioco le pedine nel contesto più appropriato: una luna, con la ‘l’ minuscola. A primo impatto può sembrare il contrario, ma in Luna, Ovvero Nessuno il caso non esiste, in primis il destino non ha una dimensione stabile.

LoSt-ile

Se perdendovi nella lettura ingorda delle pagine del libro avete la sensazione di essere catapultati esattamente nella Lisbona del 1920 della quale, peraltro, non riuscite a smettere di leggere, è grazie allo stile che definirei ‘Lostiano’ intelligentemente adottato dall’autore. Lostiano perché Lost, che molti ricordano per la sua suspense irrimediabilmente nevrotica, è stata la prima serie TV dagli USA sbarcata in Italia per far innervosire i suoi telespettatori. Solo per rinfrescare la memoria a qualcuno: la scoperta di una botola non meglio identificata corona l’ultimo secondo dell’ultima puntata della prima stagione, per la cui (finta) risoluzione del seguito abbiamo dovuto aspettare veramente troppi mesi. Leonardo proprio questo vuole fare: innvervosirvi, ma anche contestualizzare il genere del romanzo fornendogli uno stile di consumo mediatico tipico degli anni ‘20… sì, ma del 2000.

A lui piacciono i capitoli brevi: solo così può innescare la spasmodica voglia di saperne di più, di continuare a leggere e a guardare le scene dell’avventura di Luna, esattamente come fossero parte della sceneggiatura cadenzata a 20’ o 40’ di una serie TV di Netflix. Ti ringrazio Leo, anch’io odio i capitoli troppo lunghi, ma non per questo amo essere torturata! Sono sincera però nel sottolineare quanto questa scelta stilistica sia una mossa del tutto corretta, giusta in ogni sua possibile interpretazione: oserei perfino etica. Infatti, come ogni puntata di Lost, i capitoli di Luna, Ovvero Nessuno racchiudono la soluzione e risoluzione di un enigma aperto nel capitolo precedente e ne creano uno che si concluderà nel capitolo successivo, inevitabilmente. Il lettore lo sa, ne è perfettamente consapevole già dopo le prime pagine, e può decidere se stare al gioco o prendersi del tempo per goderselo: non è proprio questo il bivio in cui ci ritroviamo ogni giorno della nostra vita iper digitalizzata, iper velocizzata e iper futuristica?

Il tempo e l’arte

Volendo fare un parallelo con l’ambientazione del romanzo, nel 1920 le persone avrebbero speso ore e ore della propria giornata a leggere un libro: un po’ perché i capitoli dei romanzi avrebbero nettamente superato le 10 pagine di Leonardo, ma soprattutto perché il tempo era dilatato. Il nostro tempo, la percezione dello stesso, è completamente diversa: Luna se ne rende conto? Abbiamo alcune delle sue riflessioni dal 1920 in qualche pagina, ma i viaggi nel tempo sono sempre un miscuglio di paradossi e pensieri ininterrotti, come ci insegna Doc, maestro dell’autore. Per non parlare delle storie d’amore in uno sguardo, i viaggi e le magie, anche quelle della musica: tutto troppo complicato da spiegare!

Se potessi tornare indietro (come Luna), sceglierei di nuovo di non accettare la sfida di Leonardo: non ho letto il suo romanzo tutto d’un fiato. Avrei voluto, mi sono frenata molte volte. L’ho fatto durare. E non perché sia breve di per sé e quindi ho voluto diluire qualcosa che sarebbe durato troppo poco; in realtà a volte i romanzi più brevi sono quelli più lunghi da leggere (penso a Io e te di Ammaniti!). Piuttosto ho scelto di assaporare ogni pagina, di godermi ogni parola, di farmi cogliere dai riferimenti, anche alla sua vita personale, che Leonardo lancia in continuazione: lo fa per renderti partecipe non solo del viaggio pazzesco della protagonista, ma anche del suo in quanto autore.

Mentre leggiamo i dettagli di una ricetta di un pasto portoghese o delle origini di una musica popolare, ci sembra veramente di essere contemporaneamente negli occhi di Luna mentre passeggia per Lisbona e negli occhi di Leonardo mentre modella le parole sul suo PC dando vita alla sua protagonista, con un semplice movimento delle dita sulla tastiera. Proprio come fa con la sua chitarra, con una tastiera nuova in questo caso; è una tastiera diversa, ma il risultato è strabiliante esattamente come quando Leonardo passa le sue mani su una chitarra. Arte allo stato puro.

Flavia Antonelli

[spoiler alert]

P.s.: ancora non riesco a sopportare che alla fine Henri e Luna non si siano baciati: ti odio per questo. Sbrigati a scrivere il seguito! (Al contrario dei produttori di Lost, del tuo domicilio e di quello della tua consorte io sono perfettamente a conoscenza: è un avvertimento).

Il 16 Luglio è uscito “Lockdown”, Il nuovo EP del cantautore Giordano

Il 16 Luglio 2020 è uscito il nuovo EP del cantautore e chitarrista romano Giordano, all’anagrafe Rocco Giordano, “LOCKDOWN”, promosso da Free Club Factory. L’EP è stato concepito durante gli estenuanti momenti di isolamento della quarantena, prodotto, missato e masterizzato da Matteo Suale, partendo dai testi scritti da Gianni Manetti e le musiche composte ed eseguite interamente da Rocco Giordano. L’uscita del mini-album su tutti i digital store è accompagnata da un video sul canale YouTube dell’artista, realizzato da Nicolò Piccioni. L’EP segna un nuovo traguardo nella carriera cantautorale di Giordano, iniziata negli anni 90-2000 con vari progetti musicali ed esperienze come tecnico del suono e chitarrista. Oggi torna sulla scena musicale italiana in veste di cantautore ed interprete, dopo diversi anni dalla fine del suo ultimo progetto discografico, con una rinnovata freschezza di testi e una produzione musicale che strizza l’occhio al folk rock e al songwriting americano, non disdegnando un trattamento della voce più moderno con l’utilizzo di processori vocali e versi tra il recitato e il rap. “LOCKDOWN” fa riflettere sulla quotidianità immobile che abbiamo vissuto durante la quarantena, senza però lasciare l’ascoltatore con l’amaro in bocca, grazie al concept dell’EP che si conclude in una positiva curva di buon auspicio, dai primi enigmatici brani più cupi fino a quelli più liberi e risolutivi.

Dice l’artista:
“Due rette parallele possono viaggiare insieme? Fioriamo, raccordiamoci, oppure spezziamoci. Quattro desideri inespressi e nella sovrapposizione c’è stata la scelta…Essere liberi.”

CREDITI

Musiche: Rocco Giordano
Testi: Gianni Manetti
Chitarra e voce: Rocco Giordano
Produzione e mastering: Matteo Suale
Art&Painting: Alessandra Chicarella
Graphic Design: Fabio D’Achille
Press: Free Club Factory

BIOGRAFIA

Riceve una batteria in regalo a soli cinque anni, Rocco Giordano, a nove prende già lezioni, a quattordici ruba la chitarra al fratello minore, invertendone le corde perché  mancino, comincia  a suonare “per caso” questo strumento.

Ma forse nulla è casuale in questa storia: Rocco cresce a contatto con la musica frequentando un negozio di dischi a Perugia, sua città natale; il negozio è di amici di famiglia che gli permettono di immergersi in quel luogo magico, per ascoltare e copiare dischi su dischi.

Ormai adolescente torna a Latina, dove sceglie uno dei grandi amori della sua vita, l’heavy metal, si unisce a band di metallari – a sedici anni ha il permesso di andare a vedere il suo primo “Mosters of Rock” a Norimberga – e suona in varie formazioni, tra cui i “Wilding”, alle feste dell’Unità e in diverse manifestazioni organizzate nel capoluogo pontino.

A vent’anni è la volta dei “Garbages”, band di Roma, con cui va in tourneè in Finlandia, poi gli “Epoca 2000” in provincia di Crotone, gli “Alta tensione” di nuovo a Latina: in questo periodo esce il suo primo EP “Rocco e suoi fratelli”.

Contemporaneamente lavora come tecnico del suono sui grandi palchi della musica leggera italiana, con artisti come Laura Pausini, Riccardo Cocciante, Umberto Tozzi, Enrico Ruggeri, ma non smette mai di studiare; è il 1995, Rocco decide di trasferirsi nella Capitale, frequentare una scuola per chitarra di matrice americana, unirsi ad un gruppo di artisti di strada, “Le mani tese”.

Passano un po’ di anni, e la vita a Roma lo porta a barcamenarsi in tanti lavori diversi, che poco o nulla hanno a che fare con la musica: ma quello che è un amore non può finire. È il 2006, un grande negozio romano di musica, a fine giornata, sta chiudendo le saracinesche, lui entra e compra una chitarra “Echo” modello “Stratocaster”; ancora una volta, come da ragazzino, inverte le corde e comincia a suonarla. È l’inizio di una nuova fase, si iscrive al laboratorio di produzione musicale di Tony Carnevale e alla scuola di musica jazz “Imusicschool” diretta da Angelo Schiavi

Si  trasferisce nel reatino, a Forano, per frequentare il corso di formazione per tecnici del suono “1,2,3, prova, ascoltare, registrare, riprodurre” dove si diploma con il massimo dei voti. Gira in lungo e largo la Sabina, si esibisce con il “Gruppo resident de La Centrale”, e, all’inizio del 2018, fonda, insieme ad Andrea di Michele, il duo semiacustico “AndyRock’s”, suonando pezzi storici della musica italiana e internazionale degli anni Settanta, Ottanta e Novanta.

Nel frattempo Rocco ha lavorato anche scrivendo diversi pezzi, tra cui i primi quattro contenuti all’interno del suo nuovo EP “Virgole”.

CITAZIONI RECENSIONI

Rocco Giordano: l’animo intimista di Thursday
musicalnews.com – Laura Petringa – 8 Gennaio 2020
“Davvero coinvolgente l’ultimo singolo strumentale di Rocco Giordano Thursday”

GIORDANO – Thursday
radiocoop.it – Antonio Bacciocchi – 5 Novembre 2019
“Una musica che ti lascia senza fiato per 5 minuti e 38 secondi”

Virgole – Rocco Giordano
music-on-tnt.com – Marco Restelli – 4 Maggio 2019
“La musica indipendente italiana, a quanto pare, è viva e vegeta.”

CONTATTI
roccgiord@gmail.com
+393347674020
PRESS: freeclubfactory@gmail.com

“Ancora un po’” é il nuovo singolo di Simone Pierotti

É uscito il 10 Settembre 2020 il nuovo singolo del cantautore romano Simone Pierotti“Ancora un po’”, distribuito da Artist First e promosso da Free Club Factory. Il singolo è stato prodotto, missato e masterizzato da Stefano Nuccetelli presso il Music Up Studio di Roma, con la consulenza artistica di Alberto Longhi, l’artwork di copertina invece è un lavoro del graphic designer Giuseppe Bravo. L’uscita del singolo su tutti i digital store rientra nel “Mayonese Project”, un progetto dell’etichetta discografica Matilde Dischi nato con la finalità di sostenere la musica emergente del web. Il brano è il terzo singolo di Simone Pierotti ad uscire nel 2020, che segue alla pubblicazione di “A cosa serve” “Bentornata malinconia”, rispettivamente primo singolo uscito il 2 marzo 2020 insieme al videoclip realizzato dal regista Federico Malafronte e secondo singolo accompagnato dall’uscita di un lyric video realizzato da Giuseppe Bravo. Il cantautore e tecnico del suono torna sulla scena musicale pop italiana, dopo diversi anni dalla fine del progetto Chemical, che lo aveva visto protagonista di due uscite discografiche e diverse release di videoclip, con una rinnovata freschezza di testi e una produzione musicale che strizza l’occhio all’it-pop e alla musica indie italiana. “Ancora un po’” è il tormentone di fine estate, con un potente arrangiamento di brass che la fanno da padroni per tutto il pezzo, anche in termine di linee melodiche, ricordando certe atmosfere “jovanottiane”. A fare la differenza però, è il solito tocco malinconico del Pierotti, che piuttosto ci strappa una lacrima ed un brivido lungo la schiena, con la sua fitta trama di ricordi che fanno entrare il brano a gamba tesa nella categoria “indie triste”.
 
Dice l’artista: Ho scritto Ancora un po’ diverso tempo fa. In quel periodo faceva freddo ma avevo intenzione di dare al brano delle sonorità “fresche” senza cedere alla tentazione di provare a far un tormentone estivo che non è mai stato il mio obiettivo. Ancora un po’ è una canzone nata da una serata spensierata, una di quelle in cui non hai voglia di tornare a casa ma te ne andresti al mare anche se fa freddo e piove. E’ una canzone che parla di quelle notti in cui vorresti fare di tutto con la persona giusta ma quando si fa tardi non hai il coraggio di dirle: “Dimmi che rimani ancora un po’…”  

CREDITI
Autore: Simone Pierotti
Mix e Mastering: Stefano Nuccetelli, Music Up
Consulenza artistica: Alberto Longhi
Ufficio stampa: Free Club Factory
Distribuzione: Artist First
Grafiche: Giuseppe Bravo 

TESTO – ANCORA UN PO’ 
Ti va di ballare con me mentre fuori piove?Lo sai che stasera mi va di guardarti per ore…Ti va di viaggiare con me aspettando il sole?Per un desiderio che nasce ce ne è uno che muore… Dai dimmi che rimani ancora un po’Ho un casino nella testa e cantare non mi bastaSai volevo dirtelo Ti va di sognare con me? Dai che andiamo al mareMa che importa se è inverno e se fa un freddo cane?Ti va di cantare con me? Ma non ti preoccupare…Se la voce non esce possiamo fischiare! Dai dimmi che rimani ancora un po’Ho un casino nella testa e cantare non mi bastaSai volevo dirteloDai dimmi che rimani un altro po’Non ho voglia di fumare, non mi fai ragionareE negli occhi tuoi un po’ mi perderò,Si mi perderò! E se poi mi perderò tra le tue labbra soChe da domani sarà un po’ tutto diverso.E se poi ti cercherò… Dai dimmi che rimani ancora un po’Ho un casino nella testa e cantare non mi bastaSai volevo dirteloDai dimmi che rimani un altro po’Non ho voglia di fumare, non mi fai ragionareE negli occhi tuoi un po’ mi perderò,Si mi perderò! © 2020 Simone Pierotti. Tutti i diritti riservati. 

CONTATTI 
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Free Club Factory è un progetto di Leonardo Angelucci, cantautore, chitarrista, tecnico del suono e organizzatore di eventi, da anni impegnato nella promozione dell’arte nella provincia di Roma e nella capitale. Dal 2018 inizia questa nuova avventura di produzione musicale nel suo studio a Montelibretti (Roma), nato dall’esperienza come musicista, autore (corso autori al CET di Mogol) e produttore (ha lavorato con Daniele Coccia, Roberto Billi, Lateral Blast, Big Band Dachau, Black Butterfly, Manuele Fusaroli, Paolo Molinari, Michele Guberti, Metrica, Fabio Mancini, Battello Ebbro, Elettra, Edi Este e molti altri) e dalla volontà di dare voce ai tanti talenti musicali di Roma e provincia. 
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  BIOGRAFIA 
Simone Pierotti nasce a Roma l’11 giugno 1995. Fin da piccolo coltiva la passione per la musica che poi lo porterà a prendere lezioni di chitarra dall’età di 11 anni. Arrivato agli anni delle superiori fonda il suo primo gruppo i Chemical dove prima ha il ruolo di chitarrista e poi diventa cantante e bassista. Con i Chemical incide due album in studio, il primo chiamato “Fuori di testa” e il secondo “Bella la vita degli altri”. L’esperienza con i Chemical si conclude con l’uscita del videoclip della canzone “Pagliaccio” contenuta nel secondo album. Grazie a questo videoclip Simone conosce Federico Malafronte (regista del video). Dopo la chiusura del progetto Chemical, Simone inizia un periodo di studi in cui si avvicina al mondo della fonia e della produzione audio. Proprio nello stesso corso incontra il cantautore Leonardo Angelucci il quale stava dando vita al suo progetto solista che però necessitava di un chitarrista. Simone entra nella band di Leonardo e ha l’opportunità di suonare su molti palchi del Lazio e d’Italia nonché di registrare parte delle chitarre del secondo album del cantautore sabino “Questo frastuono immenso”. La voglia di fare musica propria e tornare sul palco lo spinge nel 2019 a produrre dei brani nel proprio Home Studio. Grazie alla collaborazione col regista Federico Malafronte a gennaio 2020 vengono fatte le riprese del videoclip del primo singolo di Simone Pierotti intitolato “A cosa serve”. Il videoclip è uscito il 2 di marzo su you tube. Dopo l’uscita di “A cosa serve” Simone pubblica il suo secondo singolo intitolato “Bentornata malinconia” uscito il 18 marzo 2020. La canzone esce su you tube con un Lyric video curato da Giuseppe Bravo. A settembre uscirà il terzo singolo dell’artista intitolato “Ancora un po’”.

Giordano, fuori ora il Lyric Video de “L’ultimo bacio” realizzato da Free Club Factory

Il 16 Ottobre 2020 è uscito il nuovo Lyric Video de “L’Ultimo Bacio” del cantautore e chitarrista romano Giordano, all’anagrafe Rocco Giordano,  tratto dal recente EP “LOCKDOWN”, promosso da Free Club Factory. Il nuovo video è stato realizzato in collaborazione con il laboratorio creativo di idee FCF e nella sua semplicità ci accompagna dentro le atmosfere della ballad, facendoci riflettere più a fondo sul significato del testo, mai banale e che a tratti raggiunge alti picchi di poesia. L’EP è stato concepito durante gli estenuanti momenti di isolamento della quarantena, prodotto, missato e masterizzato da Matteo Suale, partendo dai testi scritti da Gianni Manetti e le musiche composte ed eseguite interamente da Rocco Giordano.

L’uscita del mini-album su tutti i digital store è stata accompagnata da un video sul canale YouTube dell’artista, realizzato da Nicolò Piccioni (LINK AL VIDEO: Lacrime al sole). L’EP segna un nuovo traguardo nella carriera cantautorale di Giordano, iniziata negli anni 90-2000 con vari progetti musicali ed esperienze come tecnico del suono e chitarrista. Oggi torna sulla scena musicale italiana in veste di cantautore ed interprete, dopo diversi anni dalla fine del suo ultimo progetto discografico, con una rinnovata freschezza di testi e una produzione musicale che strizza l’occhio al folk rock e al songwriting americano, non disdegnando un trattamento della voce più moderno con l’utilizzo di processori vocali e versi tra il recitato e il rap. “LOCKDOWN” fa riflettere sulla quotidianità immobile che abbiamo vissuto durante la quarantena, senza però lasciare l’ascoltatore con l’amaro in bocca, grazie al concept dell’EP che si conclude in una positiva curva di buon auspicio, dai primi enigmatici brani più cupi fino a quelli più liberi e risolutivi.

Dice l’artista:

“Due rette parallele possono viaggiare insieme? Fioriamo, raccordiamoci, oppure spezziamoci. Quattro desideri inespressi e nella sovrapposizione c’è stata la scelta…Essere liberi.”

CREDITI

Musiche: Rocco Giordano
Testi: Gianni Manetti
Chitarra e voce: Rocco Giordano
Produzione e mastering: Matteo Suale
Art&Painting: Alessandra Chicarella
Graphic Design: Fabio D’Achille
Press: Free Club Factory

BIOGRAFIA

Riceve una batteria in regalo a soli cinque anni, Rocco Giordano, a nove prende già lezioni, a quattordici ruba la chitarra al fratello minore, invertendone le corde perché  mancino, comincia  a suonare “per caso” questo strumento. Ma forse nulla è casuale in questa storia: Rocco cresce a contatto con la musica frequentando un negozio di dischi a Perugia, sua città natale; il negozio è di amici di famiglia che gli permettono di immergersi in quel luogo magico, per ascoltare e copiare dischi su dischi.

Ormai adolescente torna a Latina, dove sceglie uno dei grandi amori della sua vita, l’heavy metal, si unisce a band di metallari – a sedici anni ha il permesso di andare a vedere il suo primo “Mosters of Rock” a Norimberga – e suona in varie formazioni, tra cui i “Wilding”, alle feste dell’Unità e in diverse manifestazioni organizzate nel capoluogo pontino.

A vent’anni è la volta dei “Garbages”, band di Roma, con cui va in tourneè in Finlandia, poi gli “Epoca 2000” in provincia di Crotone, gli “Alta tensione” di nuovo a Latina: in questo periodo esce il suo primo EP “Rocco e suoi fratelli”.

Contemporaneamente lavora come tecnico del suono sui grandi palchi della musica leggera italiana, con artisti come Laura Pausini, Riccardo Cocciante, Umberto Tozzi, Enrico Ruggeri, ma non smette mai di studiare; è il 1995, Rocco decide di trasferirsi nella Capitale, frequentare una scuola per chitarra di matrice americana, unirsi ad un gruppo di artisti di strada, “Le mani tese”.

Passano un po’ di anni, e la vita a Roma lo porta a barcamenarsi in tanti lavori diversi, che poco o nulla hanno a che fare con la musica: ma quello che è un amore non può finire. È il 2006, un grande negozio romano di musica, a fine giornata, sta chiudendo le saracinesche, lui entra e compra una chitarra “Echo” modello “Stratocaster”; ancora una volta, come da ragazzino, inverte le corde e comincia a suonarla. È l’inizio di una nuova fase, si iscrive al laboratorio di produzione musicale di Tony Carnevale e alla scuola di musica jazz “Imusicschool” diretta da Angelo Schiavi

Si  trasferisce nel reatino, a Forano, per frequentare il corso di formazione per tecnici del suono “1,2,3, prova, ascoltare, registrare, riprodurre” dove si diploma con il massimo dei voti. Gira in lungo e largo la Sabina, si esibisce con il “Gruppo resident de La Centrale”, e, all’inizio del 2018, fonda, insieme ad Andrea di Michele, il duo semiacustico “AndyRock’s”, suonando pezzi storici della musica italiana e internazionale degli anni Settanta, Ottanta e Novanta.

Nel frattempo Rocco ha lavorato anche scrivendo diversi pezzi, tra cui i primi quattro contenuti all’interno del suo nuovo EP “Virgole”.

Esce oggi “La mia libertà”, il singolo d’esordio di Valerio Valgiusti, prodotto, distribuito e promosso da Free Club Factory.

Esce il 6 Novembre 2020 il primo singolo del cantautore romano Valerio Valgiusti, “La mia libertà”, prodotto, distribuito e promosso da Free Club Factory. Il singolo è stato registrato, missato e masterizzato da Leonardo Angelucci presso il Free Club Factory Recording Studio di Montelibretti, da un’idea originale di Valerio Valgiusti, l’artwork di copertina invece è uno scatto di Lucia Iuorio ed un lavoro grafico di bunk121. L’uscita del singolo su tutti i digital store è accompagnata da un videoclip ufficiale realizzato interamente con lo staff Free Club Factory, per la regia di Leonardo Angelucci e Matteo Troiani.  Il brano rappresenta per l’artista romano, l’esordio musicale nel mondo del cantautorato e della popular music nazionale, con un pezzo elettronico tra il pop e il rock, con forti venature dark, tradotte in sintetici e potenti riff di chitarra elettrica. Una produzione aggressiva, come l’urlo liberatorio di Valgiusti nel ritornello, che rimanda a quell’immaginario indipendente italiano tanto caro a gruppi come Afterhours, Verdena, etc. “La mia libertà” ha poi soprattutto un testo iconico, a tratti quasi parlato in un dialogo diretto col pubblico, nel quale tematiche come il pregiudizio, il razzismo, la discriminazione, l’omofobia, trovano spazio e avvelenano le liriche, con l’arduo compito di scalfire l’animo dell’ascoltatore, facendolo riflettere su certi mali che ancora affliggono la nostra società. Veicolare un messaggio così importante e che tocca personalmente l’artista in primo luogo, è un nobile intento, in un mondo di mercificazione musicale sempre più scevro di contenuti. Il forte messaggio è amplificato dall’altrettanto diretto videoclip, dove un semplice playback in primo piano ci trascina in diversi stadi di coscienza dell’artista, scanditi dalle luci e dal lavoro magistrale di trucco ed fx della MUA Erica Peruggi, apprendendo lentamente insieme a V.V. una consapevolezza: i pregiudizi fanno male.

Dice l’artista:

“La mia libertà è una canzone che fa riflettere sui temi dell’accettazione dell’omosessualità nella cultura di massa, sul bisogno urgente di diritti rivolti alla comunità GLBTTQ e in generale sulle minoranze, trattando anche di violenza e razzismo, temi che ancora affliggono la società ai nostri giorni. La mia libertà è un brano pop-rock con una forte componente elettronica, ed è stato scritto in modo tale da suscitare in chi l’ascolta, uno stimolo atto a comprendere l’importanza del rispetto altrui e allo stesso tempo, della presenza ancora forte della violenza esercitata su individui che vengono considerati diversi, ma che sulla carta hanno lo stesso diritto di qualsiasi altro essere umano.”

CREDITI

Autori: Valerio Valgiusti, Leonardo Angelucci
Mix e Mastering: Leonardo Angelucci, Free Club Factory
Produzione artistica: Leonardo Angelucci
Ufficio stampa: Free Club Factory
Distribuzione: Free Club Factory
Foto: Lucia Iuorio
Grafiche: bunk121

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BIOGRAFIA

Valerio Valgiusti nasce a Roma il 21 giugno del 1988. Già dai primi anni di vita sente il bisogno di esprimersi con il canto e la musica, così chiede alla famiglia di poter seguire dei corsi di musica. Con il passare del tempo inizia a frequentare anche corsi di danza Jazz, moderna, classica, hip hop, tip tap, e nel 2009 frequenta l’Accademia di Musical dello IALS, dove si perfeziona anche nelle arti recitative. Vince la borsa di studio nella stessa Accademia nel 2010, per poter intraprendere un percorso di formazione specializzato a Londra, dove studia e risiede successivamente per quattro anni. Continua lo studio della recitazione e dell’interpretazione nel musical, nelle masterclass, sia a Londra che a Roma, con professionisti del campo tra cui: Maria Laura Baccarini, Mauro Simone e Fabrizio Angelini. Rimanendo nel settore, per sette anni svolge ruoli di rilievo nei villaggi turistici come coreografo e direttore artistico, approfondendo, contemporaneamente, la sua formazione, in laboratori teatrali e corsi di canto pop, lirico, rock e con lezioni di chitarra. Nel 2019 conosce il produttore Leonardo Angelucci, con il quale inizia una collaborazione artistica, che lo porta a poter realizzare il suo sogno, ovvero quello di diventare un cantautore. Dopo pochi mesi dall’inizio del lavoro insieme al produttore e musicista, scrive un brano dal nome “La mia libertà”, una canzone dallo stile pop-elettronico con forti venature rock, che denuncia la difficoltà e il pregiudizio della società odierna, nell’accettare le diversità etniche, l’omosessualità e le minoranze. Il primo singolo esce il 6 novembre per il laboratorio creativo di idee Free Club Factory, accompagnato da un videoclip molto intenso e diretto, realizzato dalla stessa associazione.

TESTO – La mia libertà

Tu riderai di me
Io piangerò per te
Così tante volte 
Fino a che 
Saremo io e te 
Da soli io e te
Con le mani su di noi
A cercare rispetto poi
Non lo capiremo mai
Chi ci ha fatto male a noi
Chi è stato a ferirci così 
A farci diventare violenti qui

La mia libertà un fuoco sarà 
Che di notte vedrai
La mia verità amara sarà
Ti avvelenerà
Nel freddo saprò trovare trovare parole per difendermi 
Capirmi potrai
Se le tue armi non userai


E allora che ci fai col tuo rispetto
Che cade solo con un po’ di vento
Tu lo perderei col tempo
Non lo userai
Stai attento
Poi con le parole tu mi ferirai 
Come hai sempre fatto
Come adesso
Fuori sai c’è gente che ti sente
Gente che si ama e che si perde
Ma ti interessa solo 
Che siamo diversi 
Che non siamo come loro
Figli repressi 
Sali sul piedistallo e poi
Spari metallo e poi
Hai solo le tue idee
Sempre le stesse
Con quelle tu lo sai, non ti tocca più niente
Pensi al tuo serpente poi
Che fai uscire dalle tasche poi
A mani basse poi

La mia libertà un fuoco sarà 
Che di notte vedrai
La mia verità amara sarà
Ti avvelenerà
Nel freddo saprò trovare trovare parole per difendermi 
Capirmi potrai
Se le tue armi non userai

Fuori ora il nuovo singolo di Metrica “Ctrl C Ctrl V”, prodotto da Mcallister. promosso e distribuito da Free Club Factory

Esce il 13 Novembre 2020 il nuovo atteso singolo del rapper romano METRICA, pseudonimo di Luca Fattinnanzi, “Ctrl C Ctrl V”, prodotto da MCallister, distribuito e promosso da Free Club Factory. Il singolo è stato registrato, missato e masterizzato da Federico Sapia, in arte MCallister presso il MCHUB Studio di Novara, da un’idea originale di Luca Fattinnanzi, l’artwork di copertina invece è un lavoro grafico di Leonardo Angelucci.

L’uscita del singolo su tutti i digital store è accompagnata da un videoclip ufficiale realizzato interamente dallo staff Free Club Factory, per la regia di Leonardo Angelucci e Matteo Troiani.  Il brano  conferma la proficua collaborazione con il producer novarese, e porta Metrica, già autore ed interprete da anni attivo nella scena musicale indipendente italiana, a tirar fuori un’altra validissima canzone, figlia di un prodigioso trip mentale nel subconscio umano, fedelmente trasposta anche in video, grazie alle psichedeliche immagini girate in collaborazione con il laboratorio creativo di idee Free Club Factory

Dice l’artista:

“Il brano è un mix di sensazioni allucinogene, blocchi emotivi, paure sconnesse ed è intriso dalla costante sensazione di dover uscire da un loop che ci condanna a vivere una vita piatta e ripetitiva. Fino alla fine non sappiamo se non vogliamo o non riusciamo a trovare la via di uscita.”

CREDITI

Autori: Luca Fattinnanzi
Mix e Mastering: MCallister
Produzione artistica: MCallister
Ufficio stampa: Free Club Factory
Distribuzione: Free Club Factory
Foto: Federico Sapia
Grafiche: Leonardo Angelucci

BIOGRAFIA DELL’ARTISTA

BIOGRAFIA

Luca Fattinnanzi (Metrica) è un rapper classe ‘93. Direttamente dalla periferia di Roma, affiancato da altri amici, inizia a quattordici anni a scrivere i suoi primi versi e trova subito il modo di fare le prime serate con gli altri rapper di zona. La sintonia è forte tanto che in poco tempo creano le “LIRICHEPERIFERICHE” raggiungendo una discreta popolarità.

Negli anni a venire Metrica ha continuato la carriera come solista, vanta due premi della critica ricevuti durante il contest “Play music stop violence” tenutosi all’Auditorium Parco della Musica.
Si è esibito al Pala Eventi in occasione del concerto dei Flaminio Maphia. Successivamente è riuscito a portare a termine il suo primo vero lavoro, il disco “Music in my soul”, interamente prodotto e registrato al Qwagur studio di Garbatella.
All’interno del disco troviamo basi Dubstep, Drum n’ Bass, Funky, Trap, ma anche beat classici accompagnati da chitarre e armoniche a bocca.

Nella precedente edizione del concorso “MUSICA E'” ha vinto il premio come miglior testo inedito. Si è esibito al TRAFFIC CLUB di Roma per l’apertura del live di “SFERA EBBASTA”. Un altro live tenuto sempre al TRAFFIC è quello in apertura del concerto di “Vacca”. Ad agosto 2016 per l’evento “Castello di C’Arte” ha aperto il concerto di “Piotta”; nel 2017 ha avuto l’onore di cantare sul palco dello “STRANGE DAYS” per il live di COEZ insieme a Leonardo Angelucci.
A Settembre 2017 è uscito il suo lavoro interamente prodotto negli studi della TRUMEN RECORDS di Torino dal titolo “Giorno&Notte”. A distanza di un anno è fuori su tutti i digital store il suo nuovo EP “Parlami di Luca”, prodotto da JVLI  e mixato da Mene The Artikhaze presso gli studi della “BLUEMAGIC” sempre a Torino.

Il 13 dicembre 2019 è uscito su tutti i digital store il singolo dal titolo: “UN’ALTRA OCCASIONE”, prodotto interamente da MCALLISTER con il quale ha realizzato anche il video.
Ultima uscita su tutti i digital store è SCIAME DI MOSCHE prodotta da ZETABEATZ; ora è il momento di CTRL C CTRL V, singolo che anticipa il suo nuovo EP del quale ancora non sappiamo la data di uscita.

“We Are Lions” (Free Club Factory) l’EP d’esordio di Rap Meticcio Gang. Un incontro di mondi, culture e lingue diverse.

Un incontro tra mondi, lingue e culture diverse che parte dall’Africa per giungere in Italia, tra emarginazione e spirito di rivalsa. Si presenta così RAP METICCIO GANG, collettivo musicale nato a Fara in Sabina, composto da tre rapper africani, che il 27 novembre pubblica l’EP d’esordio dal titolo We Are Lions’ per l’etichetta Free Club Factory. Un’iniziativa cominciata grazie all’impegno di artisti e musicisti del territorio di Passo Corese che hanno coinvolto alcuni giovani africani (richiedenti asilo e protezione internazionale), provenienti da diverse zone del continente. Un progetto che si presenta, dunque, come un incontro culturale, in cui i testi diretti e incisivi parlano di tematiche sociali legate all’emigrazione, all’accoglienza e alle difficoltà di inserirsi in una realtà completamente diversa dalla propria.

Ad anticipare l’uscita dell’EP il singolo BADMAN (25 novembre) in cui viene affrontato il tema della rivincita sociale attraverso il coraggio e la voglia di emancipazione. Badman, termine slang originariamente usato in Jamaica per descrivere un giovane anticonformista e rispettato, spesso membro di una gang, nel linguaggio dei tre rapper non significa criminale, ma rappresenta il messaggio di un individuo che con forza e coraggio cerca il riscatto sociale attraverso la musica. Un gioco di parole che i tre rapper utilizzano in maniera “positiva” per capovolgere un’immagine stereotipata dell’immigrato legato alla criminalità. Badman, diventa, dunque, sinonimo di un uomo coraggioso, tenace che, pur venendo dalla strada, cerca a tutti i costi di ritagliarsi uno spazio nella società. L’immagine che il ritornello restituisce all’ascoltatore infatti è proprio quella dei badman come leoni, appunto “we are lions”, un inciso che diventa slogan e titolo dell’EP.

Il progetto nasce da un’idea del regista Marco Mari – Spotted Mind Video e vede il coinvolgimento del cantautore e produttore musicale Leonardo Angelucci & Free Club Factory. A questo va aggiunto anche il prezioso sostegno di SIPROIMI che insieme ad ARCI RIETI, ente gestore del progetto, hanno contribuito in maniera concreta alla nascita di questa iniziativa. La gang è composta da SakataMakata (Lamin Kolley), J Omzy (Omar Jammeh), Waznigang (El Ouazni Othmane) ed esplora la scena Rap – Hip Hop – Trap mescolando questi generi con forti radici afro-reggae. Gli artisti cantano in inglese americano, giamaicano, italiano e lingue africane originali come il Jola ed il wolof, fino addirittura all’arabo.

BIOGRAFIA: Rap Meticcio Gang nasce quasi per caso, da un incontro fortuito avvenuto tra le strade di Passo Corese (Fara in Sabina), un piccolo paese del Lazio apparentemente immobile, ma assai vivo dal punto di vista culturale. In questo contesto lontano dai grandi riflettori, alcuni artisti locali, grazie anche al sostegno di SIPROIMI (sistema di protezione per titolari di protezione internazionale e per minori stranieri non accompagnati) di Passo Corese, si sono uniti per fare musica e scambiare idee. Tutto parte come un gioco, con delle semplici prove casalinghe o in piazza, fino a diventare, con un po’ di sacrificio, un progetto concreto con un’identità artistica ben definita. Ogni rapper, con la propria lingua, senza mai tradire le sue origini, si mette a nudo e racconta la propria storia, partendo dalle radici, con un viaggio a 360 gradi in cui si fondono culture, pensieri e modi di essere. Un progetto artistico, dunque, che ha come obiettivo la conoscenza, lo scambio e l’integrazione tra universi in comunicazione tra loro. In questo contesto, dunque, il rap diventa meticcio e la purezza diventa una semplice astrazione ormai forse più che obsoleta.

BADMAN – singolo uscito il 25 novembre

WE ARE LIONS – EP in uscita oggi 27 novembre
Per l’Etichetta Free Club Factory

Produzione Musicale – Social Media Managment
Grafica – Foto – Produzione Evento
Leonardo Angelucci & Free Club Factory
Regia – Riprese – Montaggio – Color
Produzione Evento – Coproduzione Musicale
Marco Mari & SpottedMind Video
Art Work di Copertina
Viviana Sperti
Ufficio Stampa e Promozione
Carlo Cammarella

“Platone” – Edi Este. Il primo singolo della cantautrice romana già voce dei Lateral Blast

Il 15 Gennaio 2021 e’ uscito su tutti i digital stores il singolo d’esordio della cantautrice romana Edi Este, nome d’arte di Rosa Zumpano, prodotto, distribuito e promosso da Free Club Factory. Il singolo è stato registrato, missato e masterizzato da Leonardo Angelucci presso il Free Club Factory Recording Studio di Montelibretti, partendo da un’idea compositiva di base dell’autrice, successivamente sviluppata insieme ad Angelucci che ne ha curato l’arrangiamento e la produzione artistica; l’artwork di copertina invece è un’opera del graphic designer Andrea Branchesi. Il brano apre il sipario sulla produzione solista della cantautrice romana, già voce e penna della prog rock band Lateral Blast, con la quale ha pubblicato due album in studio e suonato su molti palchi importanti. Un progetto che mette in risalto la forte vena poetica di Edi Este, a tratti decadente e nostalgica, altre volte onirica e suadente, che presta la sua indiscussa potenza vocale, già nota agli addetti ai lavori, ad una produzione dalle sonorità internazionali, che miscela l’elettronica agli strumenti suonati dal vivo in studio. Ascoltando il testo si viene trasportati in un immaginario metafisico, nel quale l’artista ci illustra il suo punto di vista sull’amore, parafrasando il mito degli androgini di Platone. Tonalità psichedeliche incontrano influenze neoclassiche e rock in una ballata dagli spazi indefiniti, larga ed avvolgente. Soltanto un’anticipazione del lavoro che da circa un’anno la cantautrice sta portando avanti insieme all’amico e collega Angelucci, e che vedrà ben presto Edi Este protagonista di altre importanti uscite discografiche.

Dice l’artista:

“Dunque al desiderio e alla ricerca dell’intero si dà nome amore”. Così recita il mito di Aristofane. Platone parla di amore. Non dell’amore in tutte le sue sfumature, ma di quell’amore ancestrale, che ci è stato tolto secoli fa. Che abbiamo perso e che disperatamente cercheremo per tutta la vita. Anche quando, forti ed indipendenti, penseremo di bastare finalmente a noi stessi. Platone lo diceva, ci han tagliati in due. E non importa dove, quando o se ritroveremo mai quella parte di noi. Ciò che conta è solamente sapere che esista. Platone è nata silenziosamente tra le mura di un piccolo appartamento, nella città di Porto. Non saprei descrivere le emozioni che ho provato, quella città è stata magica per me. E lo è tutt’ora. Avevo finalmente comprato un ukulele che vedevo ogni giorno, passando davanti ad un negozio di strumenti luminosissimo. Dopo neanche due settimane ho iniziato a sentire uno strano vuoto. La completa solitudine, indipendenza in un posto che sembrava vibrare costantemente di un’anima sorridente, dolce ma anche triste, simile alla mia, mi ha fatto capire che mi mancava qualcosa. Qualcosa che la musica poteva colmare, anche se non totalmente. Qualcosa che, nel caos di Roma e con tutte le cose magnifiche che riempiono la mia vita, parlava troppo piano per essere veramente sentita. Una volta a Porto ho imparato ad ascoltarla e proprio la sua mancanza, percepirla, mi ha dato una forza incredibile.

CREDITI

Autori: Rosaceleste Zumpano, Leonardo Angelucci
Mix e Mastering: Leonardo Angelucci, Free Club Factory
Produzione artistica: Leonardo Angelucci
Ufficio stampa: Free Club Factory
Distribuzione: Free Club Factory
Foto: Leonardo Angelucci
Grafiche: Andrea Branchesi

BIOGRAFIA

Edi Este, nome d’arte di Rosa Zumpano, è una cantautrice romana classe 90, che ha diviso la sua vita tra due grandi passioni, la musica e la chimica. Da sempre cantante autodidatta, conosce nel 2009 suo fratello in musica Leonardo Angelucci, col quale condivide la sua grande passione per il blues ed il soul. Nel 2013 entra a far parte ufficialmente dei Lateral Blast, band folk progressive fondata da Angelucci nel 2012, iniziando anche a suonare il flauto traverso, sempre da autodidatta. Con i Lateral Blast ha prodotto due album in studio in qualità di autrice e compositrice, esibendosi su importanti palchi tra cui Auditorium Parco della Musica di Roma (in occasione del TedX Youth Trastevere), Umbria Folk Festival e il Lange Tafel Festival di Dachau (insieme alla nota Big Band Dachau). A Gennaio 2019, si trasferisce in Portogallo per motivi lavorativi, vivendo tra Porto e Lisbona. In quei mesi cura profondamente il suo amore per la poesia ed il cantautorato, dando vita silenziosamente al suo progetto solista, sulle note di un piccolo ukulele comprato nella magica Porto. A Novembre 2019 partecipa al VII concorso CET, Scuola Autori di Mogol, presentando uno sei suoi testi e ricevendo una menzione speciale al merito. Da fine anno 2019 e per tutto il 2020 lavora assieme ad Angelucci alla produzione dei brani che faranno parte del suo primo disco come Edi Este, nei laboratori artistici di Free Club Factory. Un progetto dalle numerose sfumature, che affonda le sue radici nel cantautorato, passando per il folk e il soul, con forti influenze elettroniche, sonorità psichedeliche e produzione lo-fi pop.